Hiroshaki: il genio hard del Sol Levante

di Sarlo Bascone

PUBBLICATO IL 11 04 2004 - 07:26 E ARCHIVIATO IN Gnocca

Non c’è che dire, il cinema hard comincia a sfornare prodotti davvero considerevoli che poco hanno da invidiare alle produzioni dell’establishment incensurato.
Ad accreditare la mia affermazione arriva da Kyoto il regista nativo Hyo Hiroshaky.

Abbandonate le proprie radici per entrare nelle rinomate produzioni del porno italiano, Hiroshaky con le suo opere mostra genio e titanismo.
Il titanismo delle incommensurabili dimensioni genitali (Le vagine dalle profondità lacustri e Falli dal glande cocomeriforme) si mescola al genio fantascientifico ereditato dagli anime giapponesi (vedi Sì, sì, detonami la fica col tuo maglio perforante). Ma la piena maturità di Hyo è arrivata nel ‘95 con titolazioni wertmullerianamente estenuanti, incipit di opere grandiose con il raro dono dell’autoironia.

Sto parlando di Salsa rosa – quella gran troia di tua figlia me lo ha preso in bocca senza togliersi la macchinetta per i denti e mi ha escoriato il glande, cosicché sborrai e lei ingoiò sangue e sborra. È una pellicola entusiasmante ma pure ben studiata: si pensi che Giorgina Red per entrare nel personaggio di Lucy, la ninfetta amante della fellatio, ha passato quattro mesi in un istituto di ricerca nucleare dove ha sollazzato oralmente tutti i mille e trecento dipendenti dell’azienda.
E ne è valsa la pena perché l’attrice ha conquistato pubblico e critica con il suo modo originalissimo di succhiare il cazzo: a “testa di piccione”, è stato definito, per via dei movimenti sussultori del capo a mo’ di colombo, eccitanti preludi del vero cavallo di battaglia di Giorgina: il gargarismo con lo sperma!

Ma l’opera di Hiroshaky che ci ha conquistato e che entrerà negli annali dell’hard e non solo, è il kolossal di otto ore intitolato Caro, ormai io cago stronzi che sembrano angurie, quindi se non ti dispiace, dovresti smetterla di mettermi i palloni da basket nel culo che tanto godo anche con quelli da pallavolo.

La storia comincia nel medioevo, quando una suora di clausura confessa alla madre superiora il piacere che prova nell’inserirsi nella vagina insetti fetidi e piccoli mammiferi putribondi.
Malgrado le ammonizioni della superiora, la novizia continua a perpetrare la sua depravazione mettendosi in fica scarafaggi, topi, gattini e ricci.
Il tutto fino a che, nell’atto di infilarsi nell’orifizio ormai abusato un bassotto randagio, viene profeticamente ammonita dallo stesso.

V’è poi un oscuro salto temporale che ci porta sul pianeta Prexus, nel futuro spaziale, ove l’attore Bob Hercules sta sodomizzando un iniziato cyborg mentre una coda di donne con la veste tonacale aspetta il proprio turno, con tanto di biglietto per la fila e di cazzo finto per ingannare il tempo.
Un terribile nesso – ambientato ai giorni nostri – unisce le due vicende (il bassotto ha a che fare con Bob Hercules), ma vi consigliamo di scoprirlo al cinema.
Vi sveliamo solo alcune curiosità, alcune chicche che fanno di questa pellicola un tesoro da cineteca.
Prima fra tutte la scena a Cape Canaveral dove Lady Trois tenta invano per scommessa di mettersi lo Shuttle in culo.
Apocalittica quanto onirica la sequenza del pompino allo zombie dal pene taurino, con le sue secrezioni putrescenti.
Struggente, impeccabile e straordinaria la scena del suicidio di Miss Permy, in cui la protagonista, inseritasi un gommone sgonfio nella fica, comincia a gonfiarlo con la pompa da bicicletta, godendo sino alla raccapricciante esplosione che fa schizzare le sue viscere addosso a Tom B che assiste al sacrificio attonito, facendosi una sega.

Da segnalare anche il cameo dell’attore culto James Boro che interpreta la parte di un monaco tibetano il cui fallo è stato trasformato da una misteriosa mutazione genetica in un gillet sensor con le micro alette: ne conseguono mostruose copule sanguinolente e amputazioni clitoridee a loro modo esilaranti.
Dialoghi doc tra Tom B e Lady Trois: “Oh! Come godo, ma… ma… ti è cresciuto il tuo bel cazzone, che bello!” “Ragazzi, uscite fuori, si è accorta che non sono solo!”.

Ecco, forse un po’ eccessiva la scena in cui i maghi degli effetti speciali consentono a Plumba di accogliere nel proprio orifizio anale 439 cazzi. Ma questo non nuoce alla corale appariscenza dell’opera, una sorta di Divina commedia hardcore con una strizzatina d’occhio a Bertolucci – parodistica della scena del burro di Ultimo tango a Parigi è la scena in cui Tom B sodomizza il pastore Devon dopo averlo lubrificato con ottocento grammi di strutto.
Un plauso a tutti, ma soprattutto a Hiroshaky che nel suo film ha anche il tempo di impersonare Lasco, il meccanico uso a masturbarsi con l’ausilio del fido pappagallino Elio.

~Sarlo Bascone – Sei Milano

Commenti e contributi

  1. 1178 giorni fa, quel groide di K ha scritto:
    Da grande esperto posso dirvi che “Caro, ormai io cago stronzi che sembrano angurie, quindi se non ti dispiace, dovresti smetterla di mettermi i palloni da basket nel culo che tanto godo anche con quelli da pallavolo” osa paragonarsi a capolavori del calibro di “Mia Suocera Mi Fa Schifo e Io La Sfondo di Dietro”... abbiamo la fortuna di vivere un momento di grandi registi hard…
  2. 1072 giorni fa, l’assistente sociale di Kuroi Yume ha scritto:
    Mah…

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