di Criz
PUBBLICATO IL 26 07 2005 - 06:55 E ARCHIVIATO IN Gnocca
Incentrato tutto sul concetto di casa, Palace of a Virgin (titolo un po’ oscuro…) è un film dolce, rassicurante, ampio, familiare come l’ambiente casalinguo.
Niente di destabilizzante quindi, ma al contrario di piacevolmente rilassato, un film spropositatamente lungo (due ore piene!) cosa rarissima per un AV, particolarmente adatto al nostro sollazzo estivo.
Padrona di casa è una dolce e splendida Hikaru Koto, che fa gli onori come meglio non si potrebbe chiedere: ci accoglie seduta nel suo salotto buono, di stile un po’ pacchiano, indossando un vestitino leggero che ci fa già immaginare cose porche.
Se vi piace Hikaru Koto è il vostro film, visto che è cucinata in tutte le salse.
Dopo i convenevoli necessari ecco il primo ospite: il fotografo.
Egli intrattiene la padrona di casa mostrandole la sua meravigliosa macchina fotografica e mirabilia varie finché, mentre chiacchierano amabilmente seduti sul letto, il tipo tira fuori dalla borsa un altro attrezzo molto caro al mondo della fotografia: un vibratore azzurro.
Lei all’inizio non si fida molto, ma lui la tranquillizza le spiega il funzionamento e passa, poco dopo, alla dimostrazione pratica; Hikaru sfoggia sotto il vestitino un coordinato reggiseno-mutandine a fiori niente male e ancora sotto il coordinato un corpicino ancora meglio; il fotografo capisce che la cosa è molto interessante e la tromba con particolare dovizia, finché lei da brava padrona di casa lo lascia venire sulle sue labbra.
Il secondo ospite che arriva è un tipo con barba e capelli a spazzola.
La padrona di casa lo accoglie, anche lui in camera da letto, in una sottoveste devo dire molto stuzzicante che spazzolino sembra gradire oltremodo.
Spazzolino, che dentro di sé è un tipo molto perverso, tanto per affermare il suo status benda la ragazza, la spoglia, le addenta i capezzoli, la cosparge di lozione viscida, si fa spompinare e poi la sbomballa, contentissimo.
Detto tra noi io, uno come spazzolino, non lo vorrei neanche come vicino di casa, figuriamoci come ospite.
Tanto per chi non lo avesse capito, Hikaru tra un ospite e l’altro cerca di ricordarci quanto è carina, facendo hula-hop in giardino e facendo bella mostra delle sue tettine, che più il film va avanti e più convincono.

Il terzo ospite è il tipico salariman giapponese aka impiegato sfigato.
Hikaru qui sembra un pò stanca, lo accoglie con la stessa sottoveste di prima (per quanto non ci sia nulla da eccepire), il tipo le fa notare, seduto sul letto e rosso in viso da scoppiare, che le si vedono i capezzoli e inizia a sbavare vistosamente.
Così comincia a lavorarsi i suddetti per almeno un quarto d’ora buono (come biasimarlo…), poi sotto anche lui con la trombata classica, ma alla fine sbaglia mira nella schizzata, che finisce sulle lenzuola e non sulle tette.
Impiegato sfigato…
Come quarto ospite arriva l’uomo invisibile, nientepopodimeno.
Una voce ordina a Hikaru di sdraiarsi sul letto, di togliersi il suo completino alla marinara e toccarsi con dovizia di particolari.
Lui commenta e mugugna.
Poi l’uomo invisibile si trasforma in uomo visibile, bruttino, con un paio di mutande elasticizzate fucsia, molto cafone.
Il resto lo sapete già, lui come unico diversivo tenta di farsi fare qualche pratica manesca al suo attrezzo, ma lei è un po’ maldestra, cosi lui rinuncia.
Il quinto ospite è un baldo giovane.
Lei lo porta a fare una passeggiata nell’ampio boschetto dietro casa, raccolgono foglie, animaletti, fiorellini, poi lui stanco di tutta ‘sta fuffa, non capisce perché ripetto agli altri ospiti deve aspettare tutto ‘sto tempo, così prende la decisione: la sbatte su un tronco d’albero la fotte seduta stante, in un impeto bestiale, circondato dalla scena bucolica.
Il sesto ospite Hikaru lo accoglie in sauna e siccome in sauna certe sconcezze non si fanno (perche fa troppo caldo) , lei gli pratica un super pompino che lo fa resuscitare… o morire non ricordo.
Il settimo lo aspetta a letto, di notte, al buio, in un pigiamone giallo, ma non si capisce niente perché è girato tutto al buio, si intuisce ogni tanto una lingua, un tetta, una chiappa, una parrucca, qualche sospiro… null’altro.

All’ottavo ospite io capitolo, nel senso che non ne posso più, mentre la ciccina è tutt’altro che stanca, così accoglie nientemeno che un culturista in salotto, che prima le fa prima tastare i suoi muscoli, poi con fare da macho nipponico, le toglie il vestitino e la tromba prima sul tavolo e poi sul divano barocco.
Lui sembra saperla lunga, flemmatico, si dà arie da gran scopatore, ma alla fine dopo una lunga e faticosa sbattuta se ne esce con un misero schizzettino, che nemmeno uno in catalessi; lei è visibilente irritata da tutto ciò, mentre lui intuita la situescion se la dà a gambe levate.
Il nono ospite è un capellone che non fa altro che succhiargli le tette, lei per diversificare un pò il discorso, tenta di masturbarlo con i piedi, ma come dicevo prima è un po’ maldestra (per questo piace!), ma io forse oramai dormo.
Quindi il decimo ospite c’è, ma non me lo ricordo per niente mi dispiace, ho un vuoto totale, ora improvvisamente capisco perché gli AV non sono mai così lunghi, capisco molte cose di più ora: capisco che Hikaru Koto è proprio una bella gnocca, che l’ospitalità è una gran cosa, che l’ospite è come il pesce, ossia che dopo tre botte puzza, che in fondo Hikaru ha pure una bella casa, che forse potremmo andare a trovarla, chissà, magari saremo trattati come ospiti…
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